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martedì 13 marzo 2012

DÉJÀ-VU il Giappone si Giandomenico Cosentino


È passato un anno dalla tragedia che ha sconvolto il Giappone e le ferite sono ancora tutte lì, drammaticamente esposte. E infette. I reportage giornalistici che in questi giorni hanno avuto un po’ di spazio sui mezzi d’informazione possono mostrare solo il lato superficiale del dolore: negli occhi della gente c’è un vuoto che non si può descrivere, la voglia di credere che tutto tornerà come prima. Oggi, le foto scattate da Giandomenico Cosentino nel 2008 lasciano in sospeso un non-detto che mette a disagio. L’obiettivo gioca sulle contrapposizioni tra antico e post-moderno, mescolando le immagini di un occidente mediatico alla suggestione di un’impenetrabile foresta di segni. Una combinazione armoniosa che spesso spiazza gli stranieri ma che dà vita a sapori, colori e pensieri unici: un monaco può salire sulla metropolitana all’ora di punta e magari ascoltare la musica dal suo
pod, le ragazze possono indossare kimono dalle fantasie vivaci e camminate per strada accanto a un gruppo di scolarette in divisa, le adolescenti possono costruirsi un mondo personale sulla base dei mille stimoli della pubblicità, del cinema, della cultura americana … Apparentemente non ci sono stridori e la coscienza fluisce da un linguaggio all’altro senza ostacoli: dallo slogan della coca-cola al romanticismo di un bacio francese, con l’etica commerciale dei Family Mart come trait d’union. La spiritualità e le atmosfere da vecchio film in bianco e nero – le scene che sembrano tratte da un capolavoro di Ôzu – si sovrappongono alle luci sfavillanti di Tôkyô che paiono quasi una contraddizione, adesso che la capitale ha ripreso a correre, quasi cancellando le persone che attraversano le sue strade insonni. Ma tutto questo immortala qualcosa che già conoscevamo, ovvero il modo meraviglioso di incontrare l’Altro senza perdere se stessi, la bellezza della natura che tenta di rigenerarsi ad ogni stagione, offrendo ancora il prezioso dono del silenzio a chi lo volesse cogliere.
La mostra sarà visitabile gratuitamente presso lo spazio espositivo di Spazio Market in Via Cecchi (Genova), e il ricavato della vendita delle foto sarà devoluto ad un progetto di sostegno patrocinato dall’UNESCO a favore della popolazione colpita dagli disastro del 2011.

lunedì 21 novembre 2011

RELAZIONI PERICOLOSE




L’11 novembre il nuovo premier giapponese Yoshihiko Noda ha annunciato la volontà del Paese di entrare nella piattaforma commerciale della Trans-Pacific Partnership insieme a altri otto paesi dell’area che, uniti, sperano di poter contrastare l’egemonia economica cinese sempre più schiacciante. A capo del progetto ci sono naturalmente gli Stati Uniti, che premono per abbattere o almeno indebolire le solide barriere protezionistiche nipponiche nel settore agricolo, manifatturiero e dei servizi.
L’allargamento del gruppo già rappresentato dalla Associazione dei Paesi del Sud-Est Asiatico (Asean) e l’avvicinamento del Sol Levante agli U.S.A. è un bene o rappresenta l’ennesima mossa di un accerchiamento neo-coloniale iniziato 150 anni fa dal Commodoro Perry? La chiusura delle istallazioni dei marines a Okinawa viene costantemente rimandata è una delle cause dell’instabilità politica dell’Arcipelago; Obama ha aperto una nuova base a Darwin, in Australia rafforzando il controllo strategico su tutta la regione. Le strategie dietro alla diplomazia sono quindi abbastanza trasparenti da dover suscitare la risposta e forse l’allarme dell’opinione pubblica, quasi a ricordare il clima di conservatorismo filo-americano degli anni Sessanta, quando migliaia di ragazzi scesero in piazza per protestare contro il rinnovo del Trattato di Mutua Cooperazione tra Giappone-Stati Uniti, firmato dopo la guerra. In un clima d’incertezza sociale e con i fantasmi dei traumi passati che tornano a galla sulla scia del dramma di Fukushima, Tokyo ha davvero bisogno di stringere alleanze diseguali con un vicino tanto potente quanto invadente?