Jack White è rinato molte volte. Originario di Detroit, cresciuto ascoltando gli Stooges e il buon blues, oggi vive a Nashville, la culla del country. È un vero artigiano del rock, che si veste come un divo anni Quaranta, adora i vinili e si dichiara lontano dal mainsteam. Ispirandosi agli artisti afroamericani del primo Novecento, ha saputo rielaborare le radici della musica con un sorprendente eclettismo, passando dal rockabilly swing alla Elvis (I’m shaking)a un soul che sembra citare la magia di Son of a preacer man grazie alla collaborazione con Ruby Amanfu, splendida voce di origine ghanese (Love interrumption). Blunderbuss – primo album solista firmato solo da Jack, che suona chitarra e basso, organo, piano, batteria e persino xilofono! – è tutto ciò che i fan vorrebbero sentire. Come l’antico cannone del titolo, le canzoni di questo disco hanno un’eleganza che promette un’esplosione. Ci sono le atmosfere rarefatte di On and On accanto alla perla quasi classica di Hypocritical Kiss, ma non potevano mancare i pezzi più diretti e immediatamente catchy che riportano alla produzione targata White Stripes, promettendo di farvi saltare sul letto (Sixteen Saltines, primo singolo estratto) o di riportarvi dritti al mondo spagnoleggiante di Icky Thump (I Guess I should go to sleep), per poi entrare prepotentemente nei territori del garage /alternative blues alla Black Keys (Freedom at 21), che lo stesso Mr. White ha collaborato a sdoganare in tempi non sospetti.
domenica 6 maggio 2012
mercoledì 18 aprile 2012
wishlist da IBS

The Art of Ponyo on the Cliff by the Sea
Miyazaki, Hayao
€ 23,79
5 giorni amo la ghibli!
Il bambino che collezionava parole Villalobos Juan P. € 8,50
1 giorno
The Art of Porco Rosso
Miyazaki, Hayao
€ 23,79
5 giorni (poche copie disp.) amo la ghibli!
Arthur Rackham: A Life with Illustration
Hamilton, James
€ 23,80
5 giorni curiosità artistica
Japanese Visual Culture: Explorations in the World of Manga and Anime
€ 23,76
5 giorni per lavoro
Gli arresi
Lee Chang-Rae
€ 17,85
1 giorno
Il buon inverno
Tordo João
€ 14,02
1 giorno portogallo-italia
I miei luoghi. A spasso con i banditi e altre storie vere
Zaidi Annie
€ 12,32
1 giorno india
Nessuno accendeva le lampade
Hernández Felisberto
€ 11,05
1 giorno
Pan
Dimitri Francesco
€ 16,15
1 giorno priorità: da tanto nel casseto delle cose da leggere
Lo scrittore e l'altro
Liscano Carlos
€ 13,50 3 giorni uruguay
Valigie smarrite
Puntí; Jordi
€ 15,72
1 giorno consigli internazionale
Venivamo tutte per mare
Otsuka Julie
€ 11,05
1 giorno priorità: peril tema dei jp migranti
Volti nella folla Luiselli Valeria € 13,60
1 giorno Qué viva México!
La scritta indica prodotti attualmente in promozione a prezzo scontato.
lunedì 16 aprile 2012
wishlist parzialmente scemata
Venivamo tutte dal mare Otsuka Julie
Pan Dimitri Francesco
Lo scrittore e l’altro Liscano Carlos
Gli arresi Lee Chang-Rae
….
(vedi lista dei desideri su ibs)
Mutande nere con i fiorellini in vetrina da Yamamay: il reggiseno è col ferretto e fa male! (belle ma sono un po’ troppo costose)
Mutande nere con passamaneria da Intimissimi
Anche i colori nuovi di Tezenis mi piacciono!
Accessori farfallosi di Accessorize
Mi piace il rosa tenue che va di moda quest’anno e anche la variante color pesca.
Indecisa sulle bambole kokeshi e momiji del sito della Bottega Giapponese
Pan Dimitri Francesco
Lo scrittore e l’altro Liscano Carlos
Gli arresi Lee Chang-Rae
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Mutande nere con i fiorellini in vetrina da Yamamay: il reggiseno è col ferretto e fa male! (belle ma sono un po’ troppo costose)
Mutande nere con passamaneria da Intimissimi
Anche i colori nuovi di Tezenis mi piacciono!
Accessori farfallosi di Accessorize
Mi piace il rosa tenue che va di moda quest’anno e anche la variante color pesca.
Indecisa sulle bambole kokeshi e momiji del sito della Bottega Giapponese
sabato 14 aprile 2012
martedì 3 aprile 2012
NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI

Ogni bambino dovrebbe conoscere a storia di Enaiatollah Akbari è una di quelle che. Perché il nostro mondo sta cambiando rapidamente e non è più possibile fare una netta distinzione tra un “noi” chiuso e definito e un “loro” generico e barbarico … Non che una separazione definitiva sia mai esistita: le migrazioni e il meticciato sono fenomeni innati nella natura stessa dell’uomo, nomade per vocazione. Oggi i mezzi di comunicazione sembrano affievolire certe differenze e ridurre le distanze e se non ci sono più frontiere ben tracciate, allora non possono esserci nemmeno “stranieri”, ossia persona esterna. Lo spazio si è davvero ristretto? Leggendo il libro di Fabio Geda non si ha quest’impressione. Il viaggio è pieno di fatti e di volti e ha i tempi sono dilatati dell’epica orale: dal Medio Oriente all’Europa, dall’Afghanistan alla Grecia, fino all’Italia; da una realtà all’altra in un arco che man mano si arricchisce di sfumature fino ad abbracciare una visione d’insieme. Enaiat si muove in un sottobosco in cui i poveri, i clandestini, gli estranei sono trattati come immondizia, ma restano sempre piccoli scampoli di serenità; da una valle insanguinata dalla brutalità antica delle rivalità etniche alle cave di pietra iraniane, dai vicoli odorosi di Istanbul all’Atene delle Olimpiadi che, adesso come un tempo, sfavilla grazie alla fatica di migliaia di nuovi schiavi.
La fine dell’avventura, nello Stivale, pare quasi una fiaba ma non cancella le voci lontane, i morti rimasti sulle montagne – uccisi dalla sete nel doppiofondo di un camion, inghiottiti dalla tempesta nel Mediterraneo – e non nasconde la grettezza del sistema burocratico italiano che vuole ad ogni costo allontanare l’Altro, negarlo, rinchiuderlo dietro a solide porte sprangate. Ad accogliere il protagonista non sono le istituzioni, che prevedono la reclusione per chi non ha commesso reati, ma una generosa famiglia comune che non ha dimenticato il valore insostituibilmente universale dell’umanità.
Arrivata all’ultima pagina, avrei tante domande da porre all’autore e al coraggioso ragazzo protagonista. La prima curiosità è di ordine metodologico e forse riguarda il giornalismo in senso generale. Per quanto diversissimo nei tempi, nei modi e nelle circostanze, il viaggio di Enaiatollah mi ricorda le disavventure di Luis Alejandro Velasco, il naufrago intervistato da Gabriel García Márquez dopo che era stato alla deriva per dieci giorni nell’Atlantico. Quanto delle parole riportate nel libro è la fedele trascrizione della testimonianza diretta e quanto è dovuto allo stile dello scrittore di mestiere? García Márquez parlava di “dono” della narrazione; e mi è sembrato di percepire lo stesso potenziale nelle righe poetiche e sincere di “Nel mare ci sono i coccodrilli”, ma qui sorge un problema che l’articolista colombiano non aveva avuto col suo illustre ospite: la lingua. Come lo stesso Geda fa notare a un certo punto, Akbari ha dovuto abbandonare la propria madrelingua e oggi si esprime, socializza, magari addirittura sogna, in italiano. L’Italia è diventata la sua nuova patria, un luogo in cui trovare rifugio e accoglienza … Tornare indietro, all’accento conosciuto nell’infanzia significa semplicemente risvegliare ricordi assopiti e brucianti o, al contrario, è un modo per ritrovare sé stesso e sviluppare una coscienza critica?
giovedì 22 marzo 2012
FIOCCHETTO LILLA

Prima di scrivere ho dovuto lasciare che il tempo passasse e si depositasse sulle emozioni. La tavola rotonda organizzata dall’Associazione Fiocchetto Lilla inevitabilmente ha toccato tasti scoperti che suonano nel profondo come note stonate, o meglio … è come una radio fuori sintonia, una stazione che capta i campi magnetici celesti …
Indubbiamente le parole del padre di Giulia, morta l’anno scorso, avevano quel riverbero sincero che tutti noi vorremmo sentire nella voce di un genitore che amava la sua bambina, un riverbero che si è propagato nel silenzio del non-applauso. La platea è rimasta muta per un minuto che è sembrato un secolo. E io mi sono guardata intorno: quante minuscole solitudini riunite nella stessa stanza! Corpi di bambina, occhi grandi e tristi, serenità appuntite pronte a disfarsi appena si alza il vento …
Le storie e le testimonianze si susseguono, alcune prese dalle pagine di libri-diario, altre semplicemente raccontate dai relatori. Un’ex top model dell’era d’oro delle passerelle, quando comunque c’era ancora una logica – se non un’etica – nel mondo dell’apparire. Certo, le sfilate da sempre somigliano a grandi show piuttosto che a vetrine per l’acquisto (impossibile strizzarsi nelle forme diafane delle ultime creazioni d’alta sartoria), ma oggi la frenesia dell’idealizzazione ha raggiunte livelli che negli anni Ottanta e Novanta erano impensabili: l’età media delle ragazze è scesa drasticamente fino ai tredici, quattordici anni. Le conseguenze della pressione dello show-biz possono essere imprevedibili: che cosa prova una ragazzina lontana da casa, senza la sua famiglia, esposta alle luci della ribalta e a un successo effimero quanto una bellezza che non esiste? Se si supera un certo peso, nessuno ti prende più a lavorare. I capi devono cadere perfettamente, le curve non possono intromettersi. La donna diventa un manichino bionico. Dicono che questo sistema non mira a distruggere l’immagine femminile, ma ciò che traspare è una commercializzazione spettacolare di androginie aliene troppo vicine alle fate delle fiabe per poter essere anche solo lontanamente reali. Realtà e sogno o realtà contro sogno? Elisa D’Ospina è una modella plus size, ovvero una bella ventenne forzosamente normale. Pare che in Europa e in America, sui giornali di settore comincino a comparire taglie umanamente accettabili, mentre da noi sfogliare una qualsiasi rivista ha lo stesso scopo di guardare un’opera d’arte: lo sguardo si riempie d’incredibile ed è trasportato nella magia dell’anti-universo dove tutto è leggero … come una farfalla. Il problema è che chi soffre vuole scomparire, si espone per annullarsi ed essere trasparente, o smettere di essere trasparente dopo una vita di quasi-risultati. Ed è qui che noto la prima incongruenza: sedute al tavolo ci sono persone che di certo hanno attraversato un inferno – e forse non l’hanno ancora superato – ma che hanno saputo raggiungere i loro traguardi, anche in un ambiente che richiedeva di continuo di essere “le più brave”.
Il fatto è che non si è mai leggere come una farfalla. Né trasparenti come l’aria. Lo può dire Maria Francesca Garritano, ballerina della Scala di Milano licenziata dopo le sue dichiarazioni sull’anoressia nel mondo del balletto. Adesso è diventata celebre. Adesso che è “la cacciata”, “l’esclusa”. E lei stessa lo ammette: per anni – o forse da sempre – si è considerata solo ed esclusivamente come “la ballerina” e non come “ragazza” o come “donna”. Annullarsi nella pura armonia del movimento, essere uno Spirito dell’Aria (la guardo e mi viene in mente l’Ariel di Shakespeare, delicato ed etereo). E poi c’è una persona tra il pubblico, seduta per terra con le punte tese in un inconsapevole esercizio di stile. Ha la bellezza di un frutto d’autunno o di un animaletto dei boschi (provate a pensare alla Teto di Nausicäa), e il raso azzurro che le copre i capelli la rende perfetta per essere Odette, la principessa buona del Lago dei Cigni. Ma ogni eroina ha il suo lato oscuro; e allora provo a immaginare cosa dev’esserci dietro quegli occhi color castagna, dietro al gesto di un’amica che le sfiora appena il braccio mentre la conferenza continua. Vanno avanti le testimonianze che vengono da universi distaccati, a una distanza siderale non solo dalle mille storie comuni che si affollano sotto le volte della Sala, ma anche da chi sta cercando di aprirsi una breccia in quei mondi speciali. Il messaggio è che l’arte e il vero culto dell’estetica possono salvare dal naufragio della coscienza, anche se bisogna tener presente anche il lato pericolosamente seducente di certi richiami di sirene. D’accordo, ma allora dopo aver intervistato le figure che oggi hanno una certa visibilità perché non lasciare almeno un po’ di spazio a parole più comuni, magari non pubblicate, magari balbettanti e incerte? Ci sarebbe così tanto da raccontare e una tale voglia di aprirsi, se solo se ne avesse l’opportunità …
Per questo l’idea di un bando per scrivere sul blog dell’associazione Mi Nutro di Vita è sbagliata fin dalle premesse. Sarebbe stato possibile trovare un’altra formula, uscendo dalla logica serrata dei concorsi. Le scadenze. La competizione. Perché creare nuove pressioni su persone che vivono schiacciate dal peso insopportabile del dovere, con il bisogno persistente di dimostrare le proprie capacità di fronte al mondo (ma prima ancora di fronte a una presenza interna e invasiva)?
martedì 13 marzo 2012
DÉJÀ-VU il Giappone si Giandomenico Cosentino

È passato un anno dalla tragedia che ha sconvolto il Giappone e le ferite sono ancora tutte lì, drammaticamente esposte. E infette. I reportage giornalistici che in questi giorni hanno avuto un po’ di spazio sui mezzi d’informazione possono mostrare solo il lato superficiale del dolore: negli occhi della gente c’è un vuoto che non si può descrivere, la voglia di credere che tutto tornerà come prima. Oggi, le foto scattate da Giandomenico Cosentino nel 2008 lasciano in sospeso un non-detto che mette a disagio. L’obiettivo gioca sulle contrapposizioni tra antico e post-moderno, mescolando le immagini di un occidente mediatico alla suggestione di un’impenetrabile foresta di segni. Una combinazione armoniosa che spesso spiazza gli stranieri ma che dà vita a sapori, colori e pensieri unici: un monaco può salire sulla metropolitana all’ora di punta e magari ascoltare la musica dal suo
pod, le ragazze possono indossare kimono dalle fantasie vivaci e camminate per strada accanto a un gruppo di scolarette in divisa, le adolescenti possono costruirsi un mondo personale sulla base dei mille stimoli della pubblicità, del cinema, della cultura americana … Apparentemente non ci sono stridori e la coscienza fluisce da un linguaggio all’altro senza ostacoli: dallo slogan della coca-cola al romanticismo di un bacio francese, con l’etica commerciale dei Family Mart come trait d’union. La spiritualità e le atmosfere da vecchio film in bianco e nero – le scene che sembrano tratte da un capolavoro di Ôzu – si sovrappongono alle luci sfavillanti di Tôkyô che paiono quasi una contraddizione, adesso che la capitale ha ripreso a correre, quasi cancellando le persone che attraversano le sue strade insonni. Ma tutto questo immortala qualcosa che già conoscevamo, ovvero il modo meraviglioso di incontrare l’Altro senza perdere se stessi, la bellezza della natura che tenta di rigenerarsi ad ogni stagione, offrendo ancora il prezioso dono del silenzio a chi lo volesse cogliere.
La mostra sarà visitabile gratuitamente presso lo spazio espositivo di Spazio Market in Via Cecchi (Genova), e il ricavato della vendita delle foto sarà devoluto ad un progetto di sostegno patrocinato dall’UNESCO a favore della popolazione colpita dagli disastro del 2011.
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