sabato 4 febbraio 2012

AnoHana


Aspettandomi una serie dal tema quotidiano, Ano Hana (Quel Fiore) è stata una piacevole sorpresa. È la storia delicata di un gruppo di amici che si ritrova per esaudire il desiderio di Menma una di loro. Lei non è cresciuta, è un fantasma, un’allucinazione che compare in una giornata d’estate davanti a Jintan e lo sostiene nel suo difficile percorso di crescita emotiva. Il ragazzo, infatti, aveva smesso di andare a scuola e aveva tagliato i ponti con il resto del mondo, chiudendosi in uno spazio di tristezza e di colpevolizzazione per la morte accidentale dell’amica. Anche gli altri sono stati segnati dal trauma, ognuno a suo modo, ognuno creando una personale corazza protettiva ma nessuno è davvero cambiato: la comparsa di Menma fa riemergere l’entusiasmo e la forza dell’amicizia e fa sbocciare gli amori che all’inizio erano semplici cotte tra bambini. Tutti insieme sono traghettati verso l’età adulta, confrontandosi col passato e con modelli diversi di maturità (il padre di Jinta – sereno e rilassato – contrapposto alla madre di Meiko – depressa e frustrata, che solo alla fine avrà un po’ di pace). Ogni personaggio rivela a poco a poco un microcosmo di sfaccettature psicologiche, in un mosaico realistico molto ben delineato e mai scontato.
Non manca quel pizzico di mistero soprannaturale che contribuisce a creare un’atmosfera che è allo stesso tempo comune e fantastica: lo spettatore viene coinvolto nella storia suo malgrado e si cala completamente nella magia del patto narrativo.
Il disegno forse si potrebbe classificare come “shôjo”, ma in questo caso linee morbide e occhioni tondi sono espedienti per ricordare la tenerezza dell’infanzia e la cura infinitesimale per i dettagli è perfetta per l’ambientazione in una cittadina periferica, ancora vicina alla natura e ai suoi segreti.

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