lunedì 30 settembre 2013

SHAKUGAN NO SHANA 1


Yûji Sakai è il solito liceale comune, quando la città viene attaccato da un mostro divora-anime e il distretto commerciale è spazzato via, insieme a tutti gli ignari passanti, ivi compresa Yukari Hirai, la ragazza verso la quale lui prova il primo timido sentimento. Anche Yûji viene colpito dalla forza devastatrice del Tomogara, un’entità che mirano ad accumulare l’essenza vitale degli esseri umani, creando così un massiccio squilibrio nel bilanciamento tra vita e morte. A salvare temporaneamente la situazione interviene una misteriosa ragazza “dagli occhi fiammeggianti e dai capelli infuocati” che lui battezzerà Shana: è una Flame Haze, appositamente addestrata per combattere queste creature demoniache e i loro servitori, i Rinne: oltre a distruggere fisicamente gli emissari del Male con la sua spada, lei ha il compito di plasmare dei rimpiazzi temporanei, i Torch ossia corpi vuoti in cui il lumicino azzurro si estingue gradualmente fino a farli scomparire inosservati, senza lasciare traccia nei ricordi di chi li circonda. Il protagonista vede quindi spirare la sua amica del cuore e si trasforma a sua volta in un non-morto ma, a differenza degli altri, non è destinato a sparire. Infatti, lui è un Mystes, un individuo in cui racchiuso un “frammento di tesoro” (“hôgu”) che, allo scoccare della mezzanotte, lo rende in grado di rigenerare le energie perse durante il giorno (si tratta di un potere speciale chiamato Reiji Maigo, letteralmente “bambino sperduto di mezzanotte”).
 
Fin qui, la terminologia che introduce alla complessa cosmologia di Shakugan no Shana, un anime che – come avviene sempre più spesso recentemente – fa parte di un ampio progetto di mixed media  che comprende animazione, fumetti, videogiochi e romanzi interpretabili con diverse chiavi di lettura. La storia di combattimenti sovrannaturali è di per sé abbastanza scontata e segue la struttura tipica dello shônen manga (destinato ai ragazzi), e anche i risvolti di commedia romantica scolastica ricalcano uno schema ben noto agli appassionati del genere. La misteriosa guerriera si assume il compito di allenare e al contempo proteggere l’umano e così tra i due nasce un tenero legame che s’inserisce nella routine quotidiana, scontrandosi /integrandosi con il contesto esterno; mentre lei, infiltrandosi alle superiori, scopre il significato profondo dell’amicizia e una sconfinata passione per i dolci chiamati melonpan – croccanti fuori e morbidi dentro; una perfetta metafora della via del guerriero[i] una compagna di classe di Yûji(Kazumi Yoshida) si dichiara e questo genera attrito tra il giovane e il suo amico Ike. In un impianto tanto basilare, l’elemento interessante è dato proprio dai nomi r dai termini che suggeriscono un panteistico incontro di culture. Innanzitutto i Tomogara, ovvero i servitori, accompagnati dai loro vassalli. Nel buddhismo, “rinne” indica la reincarnazione. Ultimamente la “Regina dei manga” Rumiko Takahashi sta sviluppando un’opera dai tratti soprannaturali che segue le avventure di Rinne Rokudô, un dio della morte che aiuta gli spiriti a staccarsi dalle cose mondane per procedere lungo il cammino delle reincarnazioni (“rokudô”, appunto).[ii]


Rinne (R.Takahashi)
 
L’idea dei Torch si rifà invece alle candele usate anticamente per misurare il tempo. Storicamente, il primo riferimento a questo tipo di orologio si colloca proprio in Estremo Oriente, grazie a un poema cinese del 520 d.C. ed è risaputo che tali sistemi cronometrici sono stati impiegati in Giappone fino all’inizio del X secolo. Dal punto di vista metaforico invece, l’idea della fiammella della vita che si consuma è presente in molti sistemi di pensiero, sia laici sia religiosi e completa quella del filo tessuto dalle Parche dell’età classica. Rimanendo nell’ambito dell’animazione, troviamo questo tipo di raffigurazione nella serie “Jigoku Shôjo”, in cui una “ragazza infernale” s’incarica di vendicare i torti subiti in cambio dell’anima ma, mentre questo anime risulta disarticolato e fatto di episodi autoconclusivi “Shakugan no Shana” ha una struttura unitaria e sequenziale. Ovviamente la protagonista inizia il ragazzo a un allenamento intensivo per fronteggiare le creature maligne e divoratrici[iii]


"Ga-Rei" (H. Segawa)
 
Yûji, insieme alla Flame Haze supportata dal suo “demone guida”Alastor (il "vendicatore", personificazione delle lotte famigliri nella mitologia classica) deve fronteggiare una lunga schiera di nemici che minacciano la città, centro nevralgico sul quale si focalizzano le mire delle armate nemiche del Bal Masqué. Si tratta di un’organizzazione che intende generare una fonte illimitata d’energia concentrando gli spiriti umani. I tre fondatori di questo esercito, Bel-Peol, Hecate e Sydonay simboleggiano vari aspetti della morte (intesa come lato oscuro).


Sydonay
 
Sydonay è un uomo elegante e cool che occupa il posto di Generale (shôgun) nella Trinità a capo del Bal Masqué. Mentre il suo nome attuale deriva da Asmodeo (anche noto come Sydonai) uno dei più potenti re dell’Inferno, menzionato nelle leggende talmudiche e nella demonologia guidaica, nella cronologia di “Shakugan no Shana” egli, dopo essere stato un potente condottiero noto con il nome di Chi Yû, nella prima serie diventa  protettore delle alte sfere dell’esercito (in particolare la piccola Hecate) e sorvegliare il lavoro dei sottoposti. Infatti, lo si incontra per la prima volta accanto Tiriel e Sorath, due fratelli legati da un’attrazione incestuosa, definiti “aizen no kyôdai” o “fratelli dell’amore indulgente”. La ragazzina, che si presenta come “Aizen-ta” (l’amore indulgente degli altri) si contrappone al maschietto Sorath che è “Aizen-ji). La coppia ricorda l’aristocrazia europea ottocentesca: presi separatamente, Tiriel somiglia molto a una delle bambole“Rozen Maiden” di PEACH-PIT mentre Sorath ha lo stesso tipo di abbigliamento e la stessa freddezza di L. A., l’esistenza artificiale dell’anime “El Cazador de la Bruja”; ma considerati come duo unito dalla perversione del vincolo fraterno, si possono facilmente accostare ad Hansel e Gretel, i due piccoli assassini di Black Lagoon (Rei Hiroe).


Hansel & Gretel "Black Lagoon" (R. Hiroe)
 
Ancora una volta, i nomi sono la chiave di lettura più interessante, poiché creano nuovi collegamenti tra i personaggi. Sorath era un demone solare dei testi vedici che, tanto nella cabala ebraica quanto nei testi cristiani di epoca medievale e nell’alchimia si differenzia nettamente sia da Lucifero sia da Cristo, ponendosi come massimo antagonista dell’evoluzione umana. Nell’anime, il ragazzo è ossessionato dalla ricerca della Nietono no Shana, la spada che custodisce lo spirito del “peggior Mystes della storia”.


Sorath & Tiriel


"Rozen Maiden" (PEACH_PIT)
 
 
Tiriel, invece, potrebbe essere parzialmente ispirata al protagonista dell’omonimo poema di William Blake, un tiranno che s’insedia sul trono d’Occidente esiliando i suoi stessi fratelli. Già in quest’accezione etimologica che rimanda alle quattro direzioni, la principessina è connessa alla triade di comando di Bal Masqué perché Bel-Peol, nota anche come “Il Giudice dei Paradossi”, in passato aveva usato l’appellativo Xi Mu (letto “Seibô” in giapponese, era la Grande Madre dell’Est, una divinità guerriera delle leggende cinesi). Esiste anche un altro filo che congiunge due figure femminili apparentemente tanto distanti: uno degli esegeti di Blake, infatti, suggeriva che l’autore avesse preso il nome del suo monarca dal Principe (o Re) di Tiro del Libro di Ezechiele, cioè Satana denunciato per essersi fatto passare per Dio. E Baal di Tiro è uno degli attributi con il quale s’identifica la divinità semitica che poi verrà assorbito nell’immaginario cristiano medievale.


Bel Peol
 
In “Shakugan no Shana” si presenta come una donna fatale stretta in un lungo abito da sera. La sua caratteristica peculiare sono i tre occhi dorati, inversione parodistica del concetto filosofico di "terzo occhio", ma una benda copre l’orbita sinistra, a seguito di un incidente avvenuto nella Grande Guerra per la Creazione. Si potrebbe quindi pensare a una rivisitazione della simbologia del terzo occhio, visto come sguardo trascendentale illuminato, applicata alla sfera demoniaca perché in molte credenze ricorre la figura del diavolo dagli occhi gialli. A tale proposito, il primo riferimento va senz’altro a Songoku (o semplicemente Goku), personaggio del celebre racconto cinese “Saiyuki – Viaggio verso Occidente”, rivisitato in numerosissimi adattamenti animati (da “Dragon Ball”, serie-fiume di Akira Toriyama a “Saiyuki” di Kazuya Minekura). Nella leggenda si parla di un demone-scimmia, archetipo del trickster burlone e anarchico che, senza rispettare le leggi, fa da tramite tra il mondo umano e quello divino. Tuttavia, considerando le sue sembianze provocanti, in “Shana” non siamo di fronte al mediatore carnevalesco ma al tentare che seduce gli ingenui con promesse fasulle: in particolare, Baal (o Bel-P’eor) progenitore di tutti gli dei semitici e associato più tardi a Crono, nella demonologia cristiana medievale si trasforma in Belfegor, uno dei Sette Principi dell’Inferno, detentore delle false conoscenze. In tale accezione, “l’Arbitro del Ragionamento Inverso” svela dei punti di contatto con un suo sottoposto, Dantalion detto il Professore. Questo personaggio, proprio come Bel-Peol, trae il nome da uno degli spiriti della gerarchia ultramondana. Dantalian è uno dei Gran Duchi e comanda trentasei legioni di jinn;[iv] inoltre viene spesso descritto come un essere umano che, con un libro in mano, insegna le arti e la scienza circuendo le sue vittime e mostrando loro un amore illusorio, un mondo artificiale.


Dantalion
 
Nell’anime, il Crimson Lord col camice bianco e gli occhiali che cancellano le pupille richiama esplicitamente l’immaginario legato allo scienziato pazzo che va Sôichi Tomoe di “Sailor Moon” (Naoko Takeuchi) al professor Tucker di “Fullmetal Alchemist” (Hiromu Arakawa) fino al professor Franken Stein di “Soul Eater” (Atsushi Ohkubo).


Sôichi Tomoe di "Sailor Moon" (N. Takeuchi)
 


Frank Stein di "Soul Eater" (A. Ohkubo)


Shô Tucker "Fullmetal Alchemist" (H. Arakawa)
Il suo servitore (rinne) è il robot Domino 28, una parodia del famosissimo Tetsujin 28.[v]


Domino 28
 
 
Hecate completa la “Trinità” malvagia del Bal Masqué. È una ragazzina apparentemente innocente, forse pensata in contrasto ideale con la sensualità marcata di Bel-Peol. Indossa un grande cappello bianco con due perline rosse all’estremità della tesa e una mantella bianca: le origini di questo costume non sono del tutto chiare ma, somigliando molto agli abiti portati in battaglia da Eriol Hiiragizawa e da Shaolan in Card Captor Sakura (CLAMP), potrebbero derivare dai vestiti da cerimonia degli sciamani taoisti, il che rimanderebbe all’identificazione dei tre fondatori di Bal Masqué con altrettante divinità della mitologia cinese (in particolare, in passato la ragazzina sarebbe stata Nûwa, una delle dee della creazione). Il nome attuale rimanda invece alla figlia di Perseo nel pantheon greco, considerata la signora dell’oscurità e delle arti magiche, ovvero la terza rappresentazione di Selene (la Luna) e Artemide (La Caccia e, quindi, la Terra).




 
Hecate è nota anche con il nome di "Itadaki no kura” ("Trono della vetta” o “Master Throne”) ed è l’unica in grado di catalizzare il potere contenuto nello spirito di Yûji. In questo senso, sono particolarmente importanti gli ultimi episodi della prima serie, quando la Sacerdotessa si unisce spiritualmente al Reiji Maigo per estrarne l’essenza. La parte in cui Yùji viene rapito e rimane incosciente, in una sorta di limbo mentale ricorda, sia nella grafica sia nell’uso dell’espediente narrativo, il finale della Neo Genesis Evangelion – quando il protagonista, quasi fuso con il proprio robot ripercorre le tappe della sua crescita psicologica. La scena culminante – in cui viene completata la fusione tra i due corpi per raggiungere la massima intensità spirituale – ha chiare connotazioni erotiche ma l’autore non scade nella tentazione del voyeurismo toccando così alti livelli di significazione. Il momento del congiungimento fra i due rievoca l’amplesso metafisico tra Tengo Kawana e Fukaeri in "1Q84" di Haruki Murakami: nel romanzo l’energia scatenata dalla morte del Leader provoca una tempesta di lampi e accelera il processo di contatto tra Receiver e Perceiver, ossia tra chi sente la presenza di un mondo sovrannaturale e chi è in grado di controllarne le forze.
 
È interessante il legame intrinseco che unisce le due isole gemelle, il Seirei-den (Palazzo della Stella Nera), sede del quartier generale di Bal Masqué e il Tendôkyû (Palazzo della Via Celeste) dove Shana viene allenata da Alastor, Wilhelmina e Shiro  /Merhim per diventare una Flame Haze.


Seirei-den


Morte Nera di Star Wars (G. Lucas)
 

 
Innanzi tutto salta agli occhi l’analogia tra i due spazi galleggianti, ispirati in parte alle terre mistiche degli Otto Immortali taoisti e in parte alla simbologia surrealista di Magritte[vi], ma il tema dell’isola utopica – nel bene o nel male – è un topos che trova infinite declinazioni nella letteratura e nel cinema; e forse proprio a queste bisogna guardare per capire la dinamica complementare dei due palazzi. Infatti se la sequenza in cui Shana si avvicina volando con ali di fuoco al castello nemico ricorda molto il percorso dell’angelo caduto Sestuna Mudô in “Angel Sanctuary” (Kaori Yuki), ciò che potrebbe sembrare frutto di una magia divina si regge in realtà grazie a un sistema di propulsione a vapore che, con la chiara derivazione steampunk, richiama l’Isola di Laputa del film di Hayao Miyazaki – a sua volta preso da “I Viaggi di Gulliver” – e forse persino la fantascientifica Morte Nera di Star Wars.
 


Tendô-kyû
Isola Penglai degli Immortali cinesi


Laputa (H. Miyazaki)
 



"Il Castello dei Pirenei" (R. Magritte)
 
 
 
Da un lato l’eterna luce del Bene, dall’altro le tenebre del Male; ma la divisione non è così netta come può apparire perché Shiro/ Merhim il maestro d’armi di Shana è uno scheletro che, nella sua forma di combattimento riprende le proprie sembianze di principe ma è in realtà lo spirito che, nella demonologia medievale, era considerato il portatore delle pestilenze. Nell’animazione nipponica, spesso il confine tra eroi positivi e negativi è molto fumato: uno degli esempi migliori in questo caso viene ancora dall’universo Ghibli perché in “La città Incantata” compare uno “Spirito del Cattivo Odore” che, liberato dalla sporcizia che lo imprigionava, si rivela essere il Signore del Fiume.
Tornando a Shana e al lungo flash-back sui personaggi del suo passato, anche il character design pare voler suggerire una chiave interpretazione ironicamente critica che contrappone due visioni socio-culturali.




 Shiro, con le sue bianche ossa coperte solo da un mantello, recupera i ricordi del passato quando il Tendôkyû è minacciato dal motociclista Vine insieme al suo spirito Ogron. Entrambi derivano nella grafica dalla tradizione folclorica anglosassone: il jaeger (ricercatore) è una modernizzione della leggenda di “Sleepy Hollow” che si può considerare una rivisitazione del tema del Dullahan, il fantasma senza testa della mitologia celtica, e in questo Vine è molto simile a Celty Sturluson di Durarara!! (Akiyo Satoragi); il wanderer (guerriero che combatte sul campo) ha gli abiti di un secentesco bardo inglese ma suo corpo è fatto di un’energia verde-blu  normalmente invisibile.[vii] La battaglia tra i due e il samurai potrebbe quindi rappresentare la battaglia fisica e concettuale tra Oriente e Occidente che si esprime in manieta implicita anche nella citazione ironica di alcuni celebri personaggi Mattel per la caratterizzazione di Merhim (il Principe Cuorforte di "Lady Lovely"?) e il suo doppio, lo scheletro Shiro (Skeletor di "He-Man"?)
 

Skeletor di "He-Man" (Mattel Production)
CuorForte di "Lady Lovely" (Mattel Production)
 
Fin qui ho cercato di analizzare i Tomogara, ossia il cöté oscuro della storia, ma in qualsiasi buono shônen c’è bisogno di due metà che si scontrano. In questo caso, i nemici naturali del Bal Masqué sono i Flame Haze, incaricati di mantenere l’equilibrio di esistenze presenti sulla Terra. Attenzione però, questi combattenti non agiscono per l’umanità ma perché non si creino improvvisi squilibri. 
La prima eroina che ci viene presentata è ovviamente Shana, insieme al suo spirito Alastor, ma lei non è la sola forza in campo.
Presto anche un’altra eroina arriva nella città di Misaki per monitorare una strana serie di scompensi dovuti agli attacchi troppo frequenti dei rinne. Con i capelli biondi, gli occhi chiari e le curve avvenenti ben in evidenza, Margery Daw è un’americana caratterizzata secondo i classici stereotipi che contraddistinguono la raffigurazione delle straniere. Sommando tutte le sue caratteristiche fisiche alle abilità nell’uso della magia, il richiamo più prossimo potrebbe essere Oriana Thomson, la mercenaria assoldata dalla Chiesa Romana in “A Centain Magical Index” (Kazuma Kamachi /Haimura Kiyotaka). Infatti, come lei sfrutta il potere di uno spirito che si presenta con la forma fisica di un pesante grimorio, Marchosias (spesso abbreviato con Marco o “baka Marco”, cioè “stupido Marco”)[viii].

 
Margery Daw


Oriana Thomson
 
Quest’apparenza sembra inappropriata per un demone che, nelle compilazioni medievali, era rappresentato come un essere dalle ali di grifone, uno dei marchesi dell’inferno. Cercando una spiegazione a questo cambiamento che fosse in qualche modo collegabile al personaggio, mi sono imbattuta in Margery Kempe (1373-1430), l’eremita autrice della prima autobiografia in inglese. Anche se questo riferimento colto spiegherebbe il suo legame con un pesante volume, è molto più probabile che il nome sia un omaggio alla diva del muto Marjorie Daw.


Margery Kempe


Marjorie Daw
 
I problemi di traslitterazione lasciano spazio a diversi dubbi: per quanto riguarda l’attrice, pare che a volte venisse accreditata con il nome “Margery”; invece per quanto riguarda il cognome del personaggio di “Shana”, nelle prime puntate i sottotitoli in inglese riportavano “Doe”, cioè “sconosciuta” e sono stati corretti solo in un secondo momento. Grazie alle capacità che le conferisce il suo contraente, Margery si trasforma in un grosso mostro dalle fattezze lupine (un licantropo) che ha il potere di moltiplicare se stesso creando delle illusioni. Questa forma tende un’altra linea di continuità tra forze del Bene e del Male dal momento che la creatura somiglia molto alla chimera usata come avatar da Sydonay – che a sua volta ricorda la forma evoluta di Cerberus / Kero-chan in Card Captor Sakura (CLAMP).


Margery Daw licantropo


Cerberus
Al suo ingresso nella storia, la donna si comporta come un antagonista di Shana e, con il suo vizio di bere, sembra avere attributi totalmente negativi ma quest’impressione si attenua gradualmente fino a scomparire quando si comincia a capire che non si tratta di una nemica, ma piuttosto di una preziosa alleata in grado di utilizzare cerchi magici complessi. L’approccio narrativo è quindi abbastanza originale, anche nella scelta dei comprimari da affiancarle. Non si tratta dei soliti umani soggiogati con qualche potere ipnotico: Eita Tanaka e Keisaku Satô sono due quindicenni, compagni di scuola di Yûji Sakai e, proprio come il protagonista decide di iniziare un allenamento speciale al fianco di Shana, loro si avvicinano a Margery e Satô, essendo benestante, le presta addirittura la casa diventando sempre più coinvolto nella battaglia personale della Flame Haze statunitense. 
Nella prima serie, il loro ruolo è solo marginale e serve a creare un contatto tra i due mondi: quello sovrannaturale e quello comune.


Keisaku Satô

Eita Tanaka

Kazumi Yoshida ( e Shana sullo sfondo)
 
Lo stesso vale per Kazumi Yoshida, una compagna di classe di Yûji, innamorata di lui e a sua volta amata da Ike. Inizialmente la ragazza è totalmente ignara della situazione della città e della vera natura di Sakai ma scopre la realtà in seguito all’intervento di un Tuner, un particolare tipo di combattente che, grazie al suo spirito contraente Behemoth – un animale biblico simbolo della supremazia di Dio sull’uomo che qui però prende la forma di un bracciale –  ha la capacità di minimizzare una grande “distorsione” provocata da una battaglia prolungata, in cui siano stati prodotti molti Torch. Leggendo gli antefatti della sua vita, si capisce che lui era un principe che sognava di diventare un grande guerriero che porta il nome di un vento del Sahara; in effetti il suo aspetto potrebbe ricordare quello di un nobile nomade del deserto e il primo collegamento che salta agli occhi è quello con Yoh e Hao, protagonisti di “Shaman King” (Hiroyuki Takei), legati a vario titolo a un gruppo di indiani americani.


Khamsin

Yoh Asakura
 
 Visto l’elevato grado di sfasamento che danneggia la cittadina, il giovane richiede l’assistenza di Kazumi regalandole uno speciale monile capace di individuare le persone che hanno in sé la fiamma azzurra. In questo modo, lei viene a sapere tutti i retroscena della vita di Yûji e Shana e, pur essendone sconvolta, decide di rimanere al fianco dei suoi amici continuando quindi a dare il suo apporto. Ha un carattere dolce ma determinato e la sua propensione per la cucina la rende simile alla madre di Yûji, Chigusa, perfetta incarnazione della brava mamma-moglie di cui si trova traccia in quasi tutti gli anime (di solito in contrapposizione con un personaggio femminile completamente negato ai fornelli).[ix]

Chigusa, la madre di Yûji

 
 












 
Kasumi Tendô di "Ranma 1/2" (R. Takahashi)
In definitiva, oltre alla complessità della trama uno dei punti forti di “Shakugan no Shana” è la reinterpretazione degli schemi stereotipati che caratterizzano i diversi generi di anime /manga inserendoli però in una struttura ben integrata, senza i tipici ammiccamenti. Shana è una combattente “che veste alla marinara”, ma non c’è il minimo cenno di panchira (scorci di biancheria intima) e persino negli ultimi episodi, quando l’eroina si batte coperta solo dalle bende, richiama con grazia la perversione nipponica delle kegadoru (“le bambole ferite”) che, riprendendo l’antica tradizione erotica del kinbari (“bondage”), rappresenta la donna arrendevole, vulnerabile. L’uso dei lacci come mezzo offensivo / coercitivo si unisce alla fantasia piuttosto abusata della cameriera, che però assume qui un valore diverso dal solito. Dopo gli eventi della Grande Guerra – che s’intuiscono solo attraverso un flashback – Wilhelmina Carmel è una delle persone che si prendono cura di Shana durante il suo periodo di addestramento al Tendô-kyû.

Wilhelmina Carmel

Roberta

 La divisa nasconde una donna dalle capacità belliche notevoli, legata allo spirito Tiamat – la regina dei draghi della mitologia mesopotamica – che si manifesta come una tradizionale maschera sciamanica.  L’idea della donna dura che nasconde sentimenti di tenerezza ricorda molto un’altra domestica violenta, Roberta di “Black Lagoon” (Rei Hiroe) un’ex agente delle FARC colombiane sotto copertura nella villa di un magnate venezuelano. 


[i] Lo stesso contrasto armonico contraddistingue tutte le arti marziali giapponesi, dalla scherma al judô e questa filosofia è esplicitata nel manga “Yawara!” di Naoki Urasawa in cui il nome della protagonista indica proprio la flessibilità che vince sulla forza bruta.  
[ii] Secondo la dottrina, ci sono sei (roku) mondi (dô significa “vie”, “cammini”) che rappresentano altrettanti stati mentali diversi, corrispondenti agli spicchi della Ruota dell’Esistenza”: Il mondo delle divinità con i loro Paradisi (Ten), il mondo degli Ashura (demoni o semi-dei, il mondo umano, il mondo animale, il modo dei gaki (esseri senzienti che, a causa degli atti malvagi commessi nelle vite precedenti, sono condannati ad avere una forma mostruosa e a vagare in preda ai desideri inappagati), lo Jikoku spesso definito “inferno” ma anche “purgatorio”, perché condivide l’immaginario terrificante del primo ma ha la transitorietà del secondo.
[iii] Questa impostazione è comune in moltissimi anime ad argomento sovrannaturale tra i quali di recente spicca l’ottimo Ga-Rei (e l’adattamento animato “Ga-Rei Zero”) (Hajime Segawa) in cui Kensuke affianca Kagura nella lotta contro gli spiriti.
[iv] Tali caratteristiche basate sulla letteratura antica ritornano anche nel Dantalion di “The Devil and the Realist”(Madoka Takadono) e nella serie di videogiochi di ruolo Megami Tensei.
[v] Serie del 1963 di Mitsuteru Yokoyama che iniziò l’era degli anime robotici. In Italia, è stato trasmesso solo il remake degli anni Ottanta, con il titolo Super Robot 28 (“Tetsujin” significa “Uomo d’acciaio”)
[vi] Secondo la mitologia cinese, il Monte / Isola di Penglai è la dimora degli Otto Immortali o almeno uno dei luoghi nei quali essi s’incontrano. Qui non esistono malattie o sofferenze e la terra è completamente bianca mentre i palazzi sono d’oro e, sugli alberi, crescono gemme preziose (questa versione della storia è il nucleo del manga steampunk “Elemental Gerard” di Mayumi Azuma mentre gli Immortali vengono citati in diversi film di arti marziali). La trasposizione giapponese del mito – raccolta da Lafcadio Hearn – è diversa: il monte Horai è un posto fantastico, un miraggio la cui atmosfera non è composta d’aria ma di anime e dove gli inverni sono lunghi e freddi. 
[vii] Questo in parte spiega il suo nome, che potrebbe essere un’erronea trascrizione del termine Orgone, coniato dallo scienziato-psicanalista Wilhem Reich per indicare una forma di energia che permea tutto lo spazio e che spiegherebbe l’insorgere di certe malattie.
[viii] A ben vedere, esistono molti punti di contatto tra “Shakugan no Shana” e “A Certain Magical Index”, sia nella trama che nell’impostazione grafica, anche se Yashichirô Takahashi riesce ad essere più delicato, senza mai cadere nella tappola del fan service.
[ix] La competizione amorosa espressa attraverso l’abilità gastronomica è un topos molto ricorrente nell’animazione giapponese. In particolare nella celebre serie “Ranma ½” questo espediente si ripete diverse volte negli scontri per ottenere le attenzioni del protagonista: Akane deve vedersela con due vere esperte di culinaria, prima la cinese Shampoo (si pronuncia “shan-pu”) e poi Ukyou, entrambe proprietarie di un ristorante. Altro elemento che accomuna i due anime (e i relativi manga) è la presenza di un terzo personaggio angelico, che agisce sempre come nume tutelare. Nel nostro caso la madre di Yûji, Chigusa, è parallela alla sorella maggiore di Akane che fa le veci della donna di casa.  

giovedì 19 settembre 2013

CENA COREANA 저녁 식사


 
 
 
 
Kimchi (io lo avevo confezionato, ma si può fare una versione casalinga con cavolo [verza o cinese],  molto peperoncino, daikon stufato (o ravanelli), cipollotti bianchi e capperi sottaceto e un po’ d’aglio – se si vuole)

 

Riso (meglio se orientale)

Trancio di pesce bianco

Alghe

Salsa di soia

Daikon o ravanelli stufati

 

 

Mettere il kimchi in un tegame, aggiungere il pesce e lasciar stufare per mezzoretta

Aggiungere circa mezzo foglio d’alga (quella per sushi va bene) tagliata a striscioline

Condire con salsa di soia

Lasciar cuocere ancora per un paio di minuti a fuoco basso
 
Aggiungere un po' di rafano in polvere

Cuocere il riso con il metodo pilaf, lasciando rosolare senz’acqua per pochi minuti e poi coprendolo d’acqua e chiudendo la pentola con un coperchio

Servire in un piatto unico, lasciando il riso in bianco da una parte e il pesce condito dall’altra

 

domenica 15 settembre 2013

UOVA DI PIETRA


 
 
«I video di cucina su internet sono come quelli di Art Attack: ti fanno vedere i passaggi ma non ciò che c’è in mezzo: nessuno ti dice che quando immergi il frullatore nella crema, la stanza rischia di diventare come un atollo corallino dopo un test atomico» Annie e Tyler ridono «La prossima volta, per il tuo compleanno, ti regaleremo anche i gambali di gomma (oltre ai manicotti da chef)!». È divertente stare allo scherzo mentre la conversazione fluisce senza intoppi e Cassy taglia la torta in modo che alla fine sembri una stella «Più che altro mi pare il cerchione di una BMW» io e Tyler rievochiamo l’antico bisogno di sentirci diversi e ribelli.

Annie racconta la sua nuova passione per la vela, sport della nobiltà decaduta, e nella mia testa si disegnano vaghe coreografie di spinnaker gonfiati dal vento. «Tra poco Philip mi porterà a fare una regata. Il mio compito sarà di stare appesa al “trapezio” fuori bordo …» Ed io la immagino fasciata in un custumino superaderente a fare evoluzioni circensi nell’aria libera che sa di sale. «L’importante che non ti faccia fare la polena: legata nuda al castello di prua!» un altro scoppio di risate innaffiato di vino rosso e dolcezza alla fragola.

Da quanto tempo non passavo una giornata serena? Oggi persino le nuvole nere dell’invidia si sono allontanate. Forse arriverà l’estate col sole caldo, le maniche corte e le gite al mare, e non mi vergognerò del bikini che lascia scoperte le forme del mio burro cadente.

No, questa è pura mitologia. Come sempre, resterò isolata sul terrazzo della nostra casa di campagna per evitare il classico girarrosto vacanziero delle spiagge e i relativi commenti dei volleysti palestrati sulla sabbia rovente.

… Ma ora sono circondata dagli amici e finalmente non mi sento esclusa. Bianco formaggio zuccherato, frutti di bosco rossi-rossi e qualche foglia di menta sul cuore morbido del mio nuovo micro mondo. Annie è arrivata persino in anticipo, richiamandomi da un sonno pesante come un macigno – un’oretta strappata al pomeriggio dopo una notte quasi insonne e una mattina iperpiena d’incombenze da casalinga disperata. Lei è luminosa come la magnifica piazza del Cuzco coperta di granelli d’oro, argento e coralli, il cielo nei suoi occhi cangianti mentre il cellulare squilla a ripetizione pagandole l’affitto mensile – Se questo fosse un romanzo sulla dissoluzione, ci sarebbe il degrado inquinato, la Bellezza che bisogna perdere per vivere ma qui stiamo parlando di turisti veri: solo gruppi di spagnoli innocui come mucche al pascolo.

La osservo gesticolare e giocherellare con un ciondolo a forma di scarabeo disarticolato e intanto cerco di rubare un po’ della sua eleganza naturale, infilata in una scamiciata nera, un po’ troppo corta che le risale sulle gambe.

Tyler è seduto all’altro capo del divano con un bicchiere in mano, le nocche rovinate dai pugni tirati al sacco. «Ero appena uscito da lavoro e non avevo le fasciature ma volevo scaricare un po’ di tensione» Ricordo che durante la settimana lui è costretto a mettere giacca e cravatta sopra alle t-shirt con il simbolo del biohazard; per questo penso che il suo nome sia quanto mai azzeccato: dividersi, scindersi, lottare nel buio di uno scantinato, senza regole, costruendo un sistema personale. «Come va la palestra che stai mettendo su?» «Bene, i primi corsi dovrebbero partire a giugno. Vienimi a trovare» «No, non sono molto portata per ma vengo volentieri a vedere il tuo nuovo appartamento!» Una vista mozzafiato aperta sui tetti d’ardesia della città. Sorride e mi promette un cocktail 100% vegetale, spuntando la lista infinita di cose che non mi posso permettere per semplice auto-imposizione. 

Probabilmente domani dimenticherò tutto e mi perderò ancora in un vortice di paranoie, ma per ora voglio stare così, tranquilla, parte di un discorso spumoso come panna.  

http://youtu.be/qgFkAMmJE70

giovedì 12 settembre 2013

PIZZA HAWAII



 
Base = Pizza Buitoni Bella Napoli

Ananas

Prosciutto cotto

Sottiletta

Un pezzetto di gruviera

Dragoncello


Guarnire

Infornare la pizza ancora surgelata su una teglia con un pezzo di carta da forno, a 220° per una decina di minuti

mercoledì 11 settembre 2013

MINESTRA DI PESCE NIPPO-STYLE



Carota

Cipolla rossa

Zucchina

Fecola di patate

Brodo granulare di pesce

Omogeneizzato alla spigola

Alga disidrata

 

Cuocere per circa mezzora la carota, la cipolla e la zucchina nell’acqua insieme a un cucchiaino di brodo granulare

Aggiungere la fecola

Passare con il frullatore a immersione

Cuocere ancora un po’, poi aggiungere l’omogeneizzato

Aggiungere 1/3 di foglio d’alga tagliato a striscioline (usare le forbici)

Lasciare ancora dieci minuti

 

Servire con crostini di pane strofinati d’aglio

Oppure aggiungere un po’ di riso

lunedì 9 settembre 2013

FRITTATONE (Fruttata di minestrone)



Minestrone avanzato

Farina

Un uovo

Latte

Pane secco

Ricotta

Maggiorana

Pepe

 

Frullare un pezzo di pane secco in modo da sbriciolarlo e unire il latte nel mixer

Aggiungere il minestrone e frullare di nuovo

In una terrina, mescolare il tutto con la farina, il tuorlo di un uovo, maggiorana, un pizzico di sale e un po’ di ricotta (se è troppo denso, aggiungere dell’acqua)

Aggiungere l’albume montato a neve con le fruste

(penso che le nonne metterebbero un pizzico di bicarbonato)

Cospargere d’olio abbondante una padella da crêpes e versare il tutto quando l’olio è ben caldo

Ogni tanto, smuovere la padella e controllare i bordi con la paletta per evitare che si attacchi

Girare e lasciar cuocere ancora 4 minuti cospargendo la frittata di sale e pepe poco prima di spegnere

Mettere in un piatto e guarnire con qualche sbuffo di ricotta.

Da servire con contorno di pomodori e insalata.

lunedì 2 settembre 2013

THE MIND OF THE TRAVELER


 
 
Un antropologo da qualche parte ha detto che di un viaggio si racconta il soggiorno senza mai soffermarsi sul percorso. Per questo mi piacerebbe annotare qualcosa sul ritorno verso casa, spossata e cambiata come Gilgemesh ma senza la corona dell’eroe. «Cassy, vorrei che mi offrissi una bottiglietta d’acqua in un autogrill: tanto per giocare a fare la persona normale» «Allora potremmo fermarci all’Area di Sosta V, come facevamo quando eri piccola» Rifletto un attimo, esitando sulla corda dei sentimenti addormentati «Ah ok, volevo proporlo ma mi sembrava una cosa stupida ma se ti va, io ci sto» «Perché stupida?» Un momento di pausa «… E comunque tu sei normale»

 

L’auto rallenta, subito dopo le due torri della fabbrica, bianche e rosse come spirali di zucchero americano e l’insegna già quasi luminosa nel cielo calmo di una serata pre-estiva, indica oasi di cemento con caffè, toilette e souvenir.

Dentro, tutto è cambiato in venticinque anni d’indifferenza e lo spazio mi sembra più angusto ora che sono adulta e i mostri di plastica che amavo da bambina sono spariti. Il passato non torna.

«Vado a cercare un po’ di pane» Cassy si eclissa tra gli scaffali carichi di dolci take-away come nella bottega di Babbo Natale mentre io bevo un sorso gelato e mi scindo ancora: sperando di trovare Alissa addormentata da qualche parte con uno scheletro finto stretto nel pugno, lascio che lo spirito vaghi, allontanandosi da me. Mi chiedo quando sia avvenuta la sostituzione. Quando la bimba dai boccoli biondi è diventata Mary Ellis, con la sua morale da prigioniera suicida? Adesso sogno di essere qualcun altro, qualcuno in grado di rompere le sbarre della logica. 

«Eccomi! Andiamo?» Lei riemerge trionfale con una baguette sotto il braccio, in puro stile francese; e io mi avvio verso l’uscita, passando in un dedalo di occhiali da sole e cd di merengue.

 

La strada scorre come un nastro d’asfalto e compaiono le prime case affacciate su di un mare appena intuito. Alte e longilinee, sono cavalieri inesistenti che si preparano alla crociata, nelle loro armature rosa, ocra e giallo pastello; e su tutte veglia il santuario in collina con le cupole tonde che sembrano il cappello domenicale di un vescovo; e poi i giardini ottocenteschi chiusi dietro le mura del parco. Gli occhi seguono il motivo ad archi aspettandosi un seguito o una stazione, come se si trattasse di un infinito percorso in treno scandito dai segni bianchi dentro le gallerie. È bello partire, ma il ritorno regala un piacere diverso, tiepido e avvolgente.

Cinque giorni sono il periodo ideale da trascorrere in campagna, prima che la noia guasti i pomeriggi pigri trascorsi all’aria aperta. Vorrei dire: “A giugno forse potrò andare alla spiaggia senza vergognarmi”, ma poi mi fermo per evitare una predica sul presunto libero arbitrio delle bagnati che a volte esibiscono corpi non proprio da cartolina con la serenità inconsapevole degli atti banali.

«Certo che la città è proprio bella!»

Persino lo statuario rematore fascista all’inizio del viale mi sembra affascinante, forte e fiero, nudo con la sua pagaia e lo sguardo perso all’orizzonte. Non c’è traffico e le locandine di un teatro annunciano gli ultimi spettacoli della stagione: quest’anno non ne ho visto nemmeno uno: colpa della crisi o della mia mancanza fisiologica di energie bruciabili? Anche ora sono stanca della vibrazione costante del sedile provo a chiudere gli occhi per un secondo, tanto ho finito il capitolo del romanzo che mi scivola in grembo … Ma una nuova scossa mi riporta subito alla realtà, un sussulto che spegne il motore in un minuscolo parcheggio di fortuna. «Scendi ché cominciamo a scaricare». L’accumularsi misterioso dei bagagli in ogni angolo utile ha qualcosa di prodigioso che non mi so spiegare e l’operazione di trasporto segue le regole di una spedizione carovaniera che attraversa il deserto, diretta a verso un miraggio: prima le provviste alimentari – stipate in sacchetti e borse refrigeranti mal sigillate – poi i vestiti e infine lo zaino e il basso, inguainato in una custodia nera che ricorda i sicari di certi film noir. Ci mettiamo subito a tracolla i due portatili, per avere anche stasera uno schermo che si accenda sull’ennesima puntata de I Soprano, e camminiamo curve sotto il peso dell’esperienza punteggiata di oggetti.

 Siamo sherpa che sfidano la Montagna Sacra.