domenica 15 settembre 2013

UOVA DI PIETRA


 
 
«I video di cucina su internet sono come quelli di Art Attack: ti fanno vedere i passaggi ma non ciò che c’è in mezzo: nessuno ti dice che quando immergi il frullatore nella crema, la stanza rischia di diventare come un atollo corallino dopo un test atomico» Annie e Tyler ridono «La prossima volta, per il tuo compleanno, ti regaleremo anche i gambali di gomma (oltre ai manicotti da chef)!». È divertente stare allo scherzo mentre la conversazione fluisce senza intoppi e Cassy taglia la torta in modo che alla fine sembri una stella «Più che altro mi pare il cerchione di una BMW» io e Tyler rievochiamo l’antico bisogno di sentirci diversi e ribelli.

Annie racconta la sua nuova passione per la vela, sport della nobiltà decaduta, e nella mia testa si disegnano vaghe coreografie di spinnaker gonfiati dal vento. «Tra poco Philip mi porterà a fare una regata. Il mio compito sarà di stare appesa al “trapezio” fuori bordo …» Ed io la immagino fasciata in un custumino superaderente a fare evoluzioni circensi nell’aria libera che sa di sale. «L’importante che non ti faccia fare la polena: legata nuda al castello di prua!» un altro scoppio di risate innaffiato di vino rosso e dolcezza alla fragola.

Da quanto tempo non passavo una giornata serena? Oggi persino le nuvole nere dell’invidia si sono allontanate. Forse arriverà l’estate col sole caldo, le maniche corte e le gite al mare, e non mi vergognerò del bikini che lascia scoperte le forme del mio burro cadente.

No, questa è pura mitologia. Come sempre, resterò isolata sul terrazzo della nostra casa di campagna per evitare il classico girarrosto vacanziero delle spiagge e i relativi commenti dei volleysti palestrati sulla sabbia rovente.

… Ma ora sono circondata dagli amici e finalmente non mi sento esclusa. Bianco formaggio zuccherato, frutti di bosco rossi-rossi e qualche foglia di menta sul cuore morbido del mio nuovo micro mondo. Annie è arrivata persino in anticipo, richiamandomi da un sonno pesante come un macigno – un’oretta strappata al pomeriggio dopo una notte quasi insonne e una mattina iperpiena d’incombenze da casalinga disperata. Lei è luminosa come la magnifica piazza del Cuzco coperta di granelli d’oro, argento e coralli, il cielo nei suoi occhi cangianti mentre il cellulare squilla a ripetizione pagandole l’affitto mensile – Se questo fosse un romanzo sulla dissoluzione, ci sarebbe il degrado inquinato, la Bellezza che bisogna perdere per vivere ma qui stiamo parlando di turisti veri: solo gruppi di spagnoli innocui come mucche al pascolo.

La osservo gesticolare e giocherellare con un ciondolo a forma di scarabeo disarticolato e intanto cerco di rubare un po’ della sua eleganza naturale, infilata in una scamiciata nera, un po’ troppo corta che le risale sulle gambe.

Tyler è seduto all’altro capo del divano con un bicchiere in mano, le nocche rovinate dai pugni tirati al sacco. «Ero appena uscito da lavoro e non avevo le fasciature ma volevo scaricare un po’ di tensione» Ricordo che durante la settimana lui è costretto a mettere giacca e cravatta sopra alle t-shirt con il simbolo del biohazard; per questo penso che il suo nome sia quanto mai azzeccato: dividersi, scindersi, lottare nel buio di uno scantinato, senza regole, costruendo un sistema personale. «Come va la palestra che stai mettendo su?» «Bene, i primi corsi dovrebbero partire a giugno. Vienimi a trovare» «No, non sono molto portata per ma vengo volentieri a vedere il tuo nuovo appartamento!» Una vista mozzafiato aperta sui tetti d’ardesia della città. Sorride e mi promette un cocktail 100% vegetale, spuntando la lista infinita di cose che non mi posso permettere per semplice auto-imposizione. 

Probabilmente domani dimenticherò tutto e mi perderò ancora in un vortice di paranoie, ma per ora voglio stare così, tranquilla, parte di un discorso spumoso come panna.  

http://youtu.be/qgFkAMmJE70

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