sabato 29 giugno 2013

CHRONO CRUSADE


 




Mi sono avvicinata a “Chrono Crusade” incuriosita dalla caratterizzazione dei personaggi e pinta da un interesse derivato dalle mie ricerche sulla “Religione armata nei manga” .

“Chrono Crusade” s’inserisce perfettamente in quel prolifico filone  del fumetto giapponese che da un  paio d’anni esplora le potenzialità narrative della religione cattolica: sono ormai molti i titoli che chiamano in causa la Chiesa nella consueta battaglia contro il male.

In particolare, il lavoro di Daisuke Moriyama è interessante soprattutto per l’ambientazione nell’America degli anni ruggenti, poco prima della Grande Depressione, anche se va precisato che lo sfondo storico, soprattutto nel manga, viene assorbito dallo svolgimento della vicenda giungendo quasi ad annullare l’accuratezza delle ricostruzioni paesaggistiche e topografiche.

Un’analisi dei diversi personaggi potrà chiarire i punti di contatto con altre serie del genere, mostrando al contempo le peculiarità di quest’opera.

Rosette Christopher è una sorella dell’Ordine della Maddalena ,che agisce tra New York e San Francisco combattendo i demoni generati dal miasma infernale che si configura come un’ondata di attività energetica concentrata in determinate zone della nazione → Simile ai Naraku sparsi per il mondo dalla materializzazione dello spirito in “Ga-Rei”: le aree metropolitane distrutte e successivamente popolate di entità soprannaturali sembrano è in un certo senso complementare al Pandaemonium, concetto centrale in C. C.
 
Sia nel manga sia nell’anime, il temine indica tanto il luogo in cui risiedono i demoni – ossia la Gehenna classica ripresa anche nel celebre “Angel Sanctuary” della principessa del gotico Kaori Yuki –  quanto la loro madre, un corpo (o meglio, una testa) che non può sopravvivere senza un umano ospitante che deve essere periodicamente sostituito. Nell’epoca in cui si svolge la storia, il “contenitore” – opportunamente incatenato al muro in una stanza segreta – è Lilith, e anche l’iconografia utilizzata richiama quella della demonologia medievale legata a questo personaggio. Come posto fisico però, il Pandaemonium presenta alcune peculiarità interessanti, che rimandano a daltri cartoni animati. Perché si ricreino le condizioni ideali per la proliferazione del caos sulla Terra, è necessario decriptare un codice contenuto in una sfera virtuale, elaborata dagli scienziati del gruppo dei demoni (e in particolare da Shader, una ragazza con le tipiche orecchie da gatto – concessione gratuita al filone delle mimi shôjo!):  (1) La forma sferica dei piani suo quali si sviluppa il codice ricorda il Professor Cuzco che in “Capitan Harlock” (Leiji Matdumoto) svela il significato dei glifi maya incisi sul “pennant” inviato dalle forze aliene; (2) La fusione tra mito religioso e sapere scientifico è una delle tematiche fondamentali di “D- Gray Man” (Katsura Hoshino), in cui l’apertura dell’Arca da parte dei Noah dipende dallo sviluppo di un programma informatico e d’altronde i punti di contatto tra “D-Gray” e l’opera di Moriyama sono davvero tanti, a partire dalla struttura degli schieramenti,con la differenziazione dei due che si fa sempre più labile man mano che la storia procede.

Tornando a Rosette, dai commenti che chiudono il primo volume, s’intuisce che inizialmente doveva trattarsi di una ragazza disperata che piangeva per le proprie disgrazie, ma evidentemente in fase di realizzazione l’autore si è parecchio discostato dall’idea originale. La protagonista è, infatti, un maschiaccio che ama mangiare e provare le nuove armi inventate da Elder, lo scienziato della congregazione – un misto tra i tecnici di 007 e il dottor Thunderland Jr di “Letter Bee”. 

Quali possono essere i cardini della caratterizzazione di Rosette? Forse di possono rintracciare alcuni aspetti di Eda, della Chiesa della Violenza, ma qui manca l’impostazione seria (seinen) di “Black Lagoon” (Rei Hiroe) e c’è più spazio per la gag  e uno stile di combattimento “in progressione” puramente shounen, cioè simile alla logica sequenziale dei videogiochi.

Se si considera il fattore “divertimento”, Rosette ha molto in comune con Excel – tanto che ho controllato se l’autore di “Chrono Crusade” era per caso Koshi Rikdo! – sia nei tratti fisici sia nel comportamento; soffermandosi invece sul versante dell’azione, il referente più prossimo – specie negli episodi centrali – potrebbe essere il celeberrimo “Bleach” di Tite Kubô, soprattutto per gli impianti ossei e le maschere dei nemici inviati da Pandaemonium sotto la guida di Aion(parente de il Palazzo? – di Rikdo?)








Questi, pur avendo tutte le caratteristiche dell’antagonista per antonomasia, non può essere definito come completamente malvagio. La stessa ambiguità che caratterizza i personaggi di molte serie dei genere sovrannaturale / religioso  da Alucard di “Hellsing” (Hirano Kôta) ad Abel Nightroad di “Trinity Blood” (Kujo Kyujo); da Aleister Crowley di “D-Gray Man” al più recente “Blue Exorcist” (Kazue Katô). L’esempio più chiaro di questa ambivalenza è Allen Walker, protagonista di “D-Gray Man” che, pur essendo un esorcista, è in realtà la personificazione del quattordicesimo Noah, colui che “distrugge per creare”,  Aion, il cui scopo è fondare un nuovo ordine mondiale, non è negativo in senso assoluto ma è piuttosto la controparte di Chrono, il protagonista della serie e Rosette – pur essendo la reincarnazione di Maria Maddalena, capace di fare miracoli grazie alle sue stigmate – non può dirsi del tutto buona.
 

Da bambina, Rosette trova il demone Chrono intrappolato in una grotta e, intuendone l’indole buona, stringe con lui un patto (contratto) e lo libera dalla sua prigione. Si tratta del classico espediente narrativo del sigillo che trattiene l’impulso devastante di una creatura sovrannaturale: è un tema utilizzato in un numero infinito di fumetti e anime, da “Ushio e Tora” (Kazuhiro Fujita) a Inuyasha (Rumiko Takahashi); da Guren (Shonen Onmyoji) fino Saiyuki (Kazuya Minekura).

Se questi possono essere i precedenti eccellenti, il linguaggio e l’iconografia di C. C. devono molto ad altre serie più recenti, soprattutto per quanto riguarda l’ambiguità di Chrono:
 
1)      Il ruolo complementare di Aion rispetto a Chrono è evidente già nei nomi dei personaggi, entrambi tratti dalla mitologia greca per rappresentare due entità gemelle che regolavano il Tempo e tale aspetto si riflette anche nell’orologio come simbolo del legame tra servitore e contraente, esattamente con le modalità e la terminologia  usate in “Pandora Hearts” (Jun Mochizuki) per sancire il vincolo tra Alice e Oz Vassalius: il movimento delle lancette sul quadrante dipende dall’approfondirsi del rapporto tra l’essere infernale e l’umano e determina la lenta consunzione della vita di quest’ultimo
2)      Per quanto riguarda la grafica, il costume ricorda molto gli indiani americani e s’inserisce quindi su un’ideale linea di continuità con altri soggetti del genere, ad esempio lo spirito del fuoco Guren in Shônen Onmyôji o Hao, il più potente sciamano di “Shaman King” (Hiroyuki Takei), affiliato alla tribù nativa del Clan delle Stelle.


 







La complementarietà di Aion / Chrono e il richiamo all’antagonismo tra i due fratelli Asakura nel lavoro di Takei riporta a una sottotraccia fondamentale di C. C., ossia la conflittualità tra fratelli. Questa dinamica, infatti, interessa la maggior parte dei personaggi, creando così delle coppie in contrapposizione.

Per ciascun individuo, il valore universale della lotta contro il Male è sempre accompagnato da una motivazione personale, ad esempio Rosette è alla ricerca di suo fratello Joshua rapito da Aion ed entrato in possesso del potere che pietrifica il tempo, grazie alle corna demoniache strappate a Chrono. Il nome “Joshua”, versione anglicizzata di “Yeshua” cioè il Gesù della tradizione ebraica, rafforza il ruolo di “portatore di Cristo” già esplicitato nel cognome “Christopher” e pone l’adolescente sullo stesso piano di Aion. Infatti, anche se nel manga la sovrapposizione non è chiara, nell’anime il capo dei demoni pronuncia la frase “Eloi, Eloi lama sabactani”, il famoso “Dio, dio perché mi hai abbandonato?” invocato sulla croce ed è definito come “l’ombra di Dio nata dal desiderio”.  Alleandosi con i Peccatori, il ragazzo perde quasi completamente la memoria riguardo al passato ma conserva la purezza propria della sua condizione di Apostolo della Speranza. Questa categoria d’individui, presentata anche nel manga, ha un ruolo centrale nell’anime: essi rappresentano le sette virtù in opposizione ai setti vizi capitali, secondo lo schema “uno a uno” tracciato anche in “D-Gray Man” (Katsura Hoshino)“Ultimo” (Hiroyuki Takei) ma nell’opera di Moriyama le caratteristiche saliente di ciascuno, funzionali al ruolo specifico nella battaglia, si perdono in favore delle dinamiche personali che approfondiscono l’analisi psicologiche degli eventi. In questo senso, la qualità di eletti, costituisce un ennesimo legame tra Rosette e suo fratello, riaffermando contemporaneamente il ruolo della suora come incarnazione, e quindi erede, di Maria Maddalena (Maria Magdalene), una fanciulla pura che sessantenni prima dello svolgimento della storia (1870) aveva accettato il suo destino di santa salvifica stipulando un patto con Chrono e immolandosi così al flusso delle anime (la Linea Astrale) che doveva aprire la via al caos del Pandaemonium.
Nel presente, Rosette raccoglie il ruolo che era stato di Maria Maddalena, fondatrice dell’Ordine, e – soprattutto nell’anime si trasforma in una nuova profetessa miracolosa, osannata dalla folla e protetta da Aion (la situazione ricorda un po’ la sollevazione popolare di “Texnolyze “ con al centro la veggente Ran; e si possono trovare analogie anche con gli ultimi sviluppi de “I signori dei mostri” dove i protagonisti sono costretti a scappare, attorniati da persone improvvisamente ostili). In questo modo si sostituisce ad Azmaria Heldrich, la prima candidata individuata dal capo dei Peccatori per il nuovo sacrificio.



Nell’anime, l’aspetto salvifico di Rosette è molto più accentuato che nel manga ed è funzionale a inserire i personaggi in un preciso contesto sociale (quasi assente nella versione cartacea). La presenza di una massa di disperati adoranti, spiega chiaramente il titolo “Chrono Crusade”, mentre nel fumetto questo resta oggetto d’illazioni di vario tipo: la collettivizzazione del culto porta alla nascita dei “crusader” (crociati), ossia degli estremisti che emulano le stigmate della nuova santa (seijo). Partendo dai dati che si raccolgono nell’opera originale si potrebbe pensare che il titolo si riferisca al lungo percorso di formazione del demone “Chrono”, inteso qui in senso lato anche come personificazione del Tempo; inoltre Moriyama associava l’idea di redenzione quasi esclusivamente ad Az, che rappresentando la Carità, ha il suo potere risiede di curare qualsiasi tipo di ferita e di erigere barriere spirituali (le kekkai che sono fondamentali in qualsiasi anime del genere sovrannaturale) grazie al suo canto angelico. Per tracciare i contorni del personaggio si possono prendere alcuni punti di riferimento partendo da tre assi diversi:
 
1)      Come cantante dalle doti straordinarie, il paragone più prossimo è senza dubbio Suu di “Clover”, la ragazza imprigionata in una torre a causa dei suoi poteri ESP, che poteva “uscire” solo metaforicamente, librandosi nell’aria grazie alla sua splendida voce. Seguendo questo filone, un’altro riferimento  potrebbe essere  un misto tra Alyssa Searrs e Miyu, due guerriere dell’anime “Mai-HiME” (e dello spin-off “Mai Otome”) che viene definita “canarino”. Il legame di ciascuna eroina di questo anime con una particolare pietra permetterebbe di trovare una collocazione coerente di Azmaria nel gruppo d’attacco costituito dal trio Rosette / Chrono / Satella.
2)      Come esorcista creatrice di barriere, potrebbe ricordare Miranda Lotto (“D-Gray Man” Katsura Hoshino) e la sua capacità di formare bolle temporali → Per altro, questa lettura avvicinerebbe il personaggio di Az all’argomento principale della storia, cioè il rapporto universale tra Spazio e Tempo.
3)      Dopo aver conosciuto Rosette, Az viene condotta all’Ordine e manifesta il desiderio di prendere i voti per diventare esorcista e combattere attivamente il Male. Ponendo in relazione l’aspetto infantile con il contesto religioso, si arriva inevitabilmente a Index  di “A certain magical Index”(Kazuma Kamachi / Chûya Kogino), in cui la protagonista – che somiglia molto ad Az – è una piccola monaca che ha memorizzato l’intero corpus dei libri proibiti; ma si notano anche somiglianze con Sorella Athena, una delle tre suore che, nell’anime di “07-ghost”, lavorano nella accademia militare /chiesa di Barsburg.


In ultimo, considerando solo la collocazione di Azmaria Hendrich sul piano geografico e cronologico – in Portogallo – la si trova coinvolta nella rivelazione del terzo mistero di Fatima, quello relativo all’attentato al papa.

Dopo essere rimasta orfana, viene adottata da Ricardo Hendrich, un domatore di demoni che ha intenzione di usare i poteri della ragazza per resuscitare la moglie defunta, ma in realtà ormai lo stesso Ricardo è un cadavere, manovrato dal Male e spinto solo dal tornaconto personale. La scena in cui Az scopre la verità sul patrigno mostra chiaramente l’influenza iconografica e concettuale di “Fullmetal Alchemist” (Hiromu Arakawa): (1) il corpo dell’uomo tenuto in vita da una serie di tubi ricorda molto Father che, prendendo le sembianze di Hohenheim della Luce, crea tutti gli homunculus con lo scopo di preservare la propria immortalità → Il rimando all’alchimia non è casuale e consente di citare qui “ Baccano!”, una serie che ha diversi punti di contatto con C. C., primo fra tutti l’ambientazione nell’America degli anni Ruggenti, oltre al passaggio da light novel ad animazione (e il possibile legame tra le due serie è reso esplicito dalla tredicesima puntata di C. C. [Marionette Train] che propone una situazione simile a quella di “Baccano!”).

Per quanto riguarda invece le somiglianze con “Fullmetal Alchemist”, la più vistosa è probabilmente costituita dalla foggia delle divise dei membri maschili dell’Ordine della Maddalena, molto simili a quelle degli Alchimisti di Stato. (2) La peculiare ucronia del primo film di FMA (Il Conquistatore di Shaballah) si colloca nella calendario reale, nel 1923 mostrando quindi un’ambientazione simile a quella di C. C. (3) Uno degli agenti operativi dell’Ordine è Padre Ewan Remington: il nome lascia intuire la sua complementarietà rispetto a colonnello Roy Mustang, l’alchimista di fuoco di FMA, mentre l’aspetto (è biondo con gli occhi chiari) rievoca Fea Kreuz di “07-ghost”, un sacerdote /soldato con la capacità di manipolare le anime. Inoltre, nel manga viene approfondito un aspetto del suo passato che lo inserisce perfettamente nella schiera di personaggi ambigui che già ho citato in riferimento alla dicotomia Bene / Male: in un flashback si apprende che il sacerdote, essendo stato ferito, aveva accettato l’impianto di cellule demoniache rigenerative. Probabilmente a causa di tale ibridazione, ha sviluppato particolari abilità di combattimento tra le quali sembra esserci anche il teletrasporto.  

Tornando ad Azmaria, è difficilissimo trovare degli indizi sull’origine dei nomi che, pur dovendo essere portoghesi, non lo sembrano. Il padre ha un quasi omonimo nella terza stagione della serie poliziesca “Th Wire”, in cui compare il personaggio di Ricardo Hendrix (2004), mentre il nome “Azmaria” è un totale mistero: l’unica assonanza è con la modella AzMarie Livingston che però non somiglia per niente alla nostra eroina! Per il cognome, non ci sono piste sicure da seguire perché da una lingua all’altra le traslitterazioni cambiano (Hendric – Hendrich – Hendrick o addirittura Hendrix).

Nella sua nuova residenza, Joshua è accudito da una servizievole cameriera – Fiore – anche lei strappata a una vita precedente nella quale si chiamava Florette ed era la maggiore delle sorelle Harvenheit.

Ecco allora che si crea un’altra coppia di rivali che va ad arricchire il sottogenere del futago manga – fumetto di gemelli – che conta numerosissime declinazioni e titoli anche illustri tra i quali il più noto e il più vicino alle tematiche di C. C. è forse “Inuyasha” (Rumiko Takahashi). Infatti, proprio come Rosette è alla ricerca del suo fratello scomparso, anche Satella (Stella?) non ha rinunciato a rivedere la sorella ridotta a una fredda bambola sterminatrice, che utilizza i suoi poteri di strega dei gioielli (“jewel sommoner”) al servizio dei peccatori e, persino nello scontro decisivo, non esita a colpire la sua famiglia. Qui comunque l’approfondimento psicologico dei personaggi sparisce quasi completamente, in funzione degli stereotipi moe sulle ragazze in divisa da cameriera (con tanto di collare sadomaso!)

L’utilizzo dei gioielli come veicolo per richiamare gli spiriti è il perno di “Adamas” (Ryoji Minagawa), un altro manga in corso di pubblicazione nel quale l’impostazione shônen (una combattente/maga per ogni pietra) si sposa con un disegno più maturo e lascia poco spazio agli eccessi scenici tipici dei fumetti per ragazzi, che invece predominano in C. C. Satella è in grado di evocare una possente armatura e di manovrala con formule in tedesco che si rifanno alle stagioni. Inizialmente, il Cavalcatore di Gioielli (Ritter Juwel”), all'apparenza molto simile all'oversoul Bason evocato da Ren in Shaman King,  doveva essere il maggiordomo Steiner che, sciogliendo il sigillo avrebbe assunto di nuovo la propria forma autentica senza poter tornare indietro; tuttavia questi dettagli sono stati cancellati da Moriyama che ha preferito creare due figure separate, senza approfondire la storia personale del cameriere che, con il suo aplomb professionale, entra a far pare di una nutrita schiera di suoi “colleghi” – dal domestico di Reika del già citato “Adamas” a Nagaishi di “Occhi di Gatto” (Tsukasa Hojo) (in questo modo è rimasta traccia della sua essenza di cavaliere solo nel cognome Munchausen). Satella è la classica bella ragazza combattente che non può ormai mancare in un’opera giapponese: Moriyama, infatti, condisce la complessità della storia con scivolate nel classico fan service che svela e non svela.

 







Proprio qui sta il limite di questo manga, nella complessità: si ha la sensazione che ci sia troppo materiale compresso in otto volumi e che le scene si susseguano in modo troppo concitato, senza che le diverse sottotrame si sviluppino in maniera lineare e compita. In questo senso l’anime, che segue un plot diverso e giunge ad un altro finale (che mi è piaciuto di più) è decisamente compatto. Secondo l’autore, mentre la versione a fumetti rappresenta l’universo privato dei personaggi, quella animata si attiene a una sola linea temporale degli avvenimenti, toccando la storia reale con riferimenti precisi (il massacro di S. Valentino avvenuto a Chicago, il maggio di sangue di Berlino, i moti di Palestina e la Grande depressione). I risultati sono di gran lunga migliori, anche grazie a un ottimo comparto tecnico che ha curato molto l’animazione e la realizzazione del character design: in questo ambito, Kazuya Kuroda ha rimodellato le linee troppo anonime dell’originale, integrando soggetti in movimento e paesaggi. 

 

 

 

Manga: (voto complessivo = 6 ½)

Disegni: 6

Storia: 7

 

Anime: (voto complessivo = 7)

 
http://youtu.be/LyIApHiGv2w
 

 

 

 

 


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